
Una presentazione
Ho studiato filosofia presso l’Università La Sapienza di Roma, laureandomi nel 1998 in Filosofia politica sotto la guida del Prof. Mario Reale e del Prof. Virginio Marzocchi con una tesi su Charles Taylor “Il sé e la modernità nella riflessione di Charles Taylor”. Dal 1996 ho iniziato a studiare le lingue semitiche antiche (ebraico, aramaico, akkadico) presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma e l’Ateneo benedettino Sant’Anselmo. L’interesse per la politica, fin dall’inizio, si è coniugato con quello per l’origine dei concetti e delle categorie che ne animano i dibattiti. Origine che non è soltanto greco-latina, ma anche biblica e, per questo, prima di accostarmi alla Teologia, ho studiato l’ebraico, l’aramaico e l’akkadico, presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, il Pontificio Istituto Biblico e il CIBES. Dal 1996 al 2003 ho quindi seguito due percorsi paralleli: filosofico-politico e teologico. Grazie ad un contratto con la cattedra del Prof. Franco Bianco, ho trascorso un periodo di studio a Cambridge (2001), dal quale sono scaturite le mie prime pubblicazioni su Taylor e sulla filosofia del linguaggio di Karl Otto Apel. In quegli anni, ho proseguito lo studio delle lingue semitiche e ho studiato Teologia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, dove ho conseguito il Baccalaureato (2003) con una tesi in Lingua e Letteratura ebraica dal titolo “I Nomi di Dio in Es 3, 14”, sotto la guida della Prof.ssa Maria Pina Scanu. Nello stesso hanno ho vinto il dottorato in Filosofia presso l’Università Roma Tre (2003-2005) con una tesi che ha voluto essere la prima sintesi del mio percorso filosofico politico e teologico-esegetico: “Le genealogia del concetto di norma: un confronto con Es 20, 1-17”. Tutori della mia ricerca sono stati il Prof. Giacomo Marramao (Roma Tre) e il Prof. Jean Louis Ska (Pontificio Istituto Biblico). Durante il dottorato, ho vinto una borsa del DAAD che mi ha permesso di trascorrere un semestre di studio (2003-2004) a Francoforte insieme al mio tutor straniero, il Prof. Axel Honneth, direttore del Dipartimento di Filosofia sociale presso la Goethe Universität. In questi anni mi sono accostata alle teorie femministe, interesse che è sfociato in alcune pubblicazioni sulla figura di Debora nel Libro dei Giudici e in attività seminariali presso l’Università di Roma Tre.
Terminato il dottorato, ho vinto una borsa di ricerca presso l’Istituto Trentino di Cultura (2005-2006) con un progetto estratto dalla tesi di dottorato “Riflessioni sulla genesi del concetto di ‘democrazia’ e di uguaglianza a partire da Es 20, 5-8 e Dt 5, 12-15.” Successivamente, sono stata chiamata a collaborare al progetto “Estetica e teologia: linguaggio artistico e sapere religioso” elaborato da Davide Zordan (2006-2008). Dal 2007 ho iniziato un dottorato di ricerca in Esegesi dell’AT presso la Westfälische Wilhelms-Universität di Münster, sotto la guida del Prof. Ulrich Berges e del Prof. Erich Zenger. Il tema della tesi è “Le immagini del Dio violento nell’AT. Un approccio estetico”. Di nuovo, politica e teologia si incontrano nell’analisi critica di alcuni testi in cui compaiono immagini di Dio che fa uso della violenza. La tesi si inserisce nel progetto di Estetica e Teologia già menzionato.
La linea di ricerca
La mia formazione è caratterizzata, da un lato, dall’interesse per la politica e la teologia, dall’altro, dallo studio delle lingue antiche, che permettono l’accesso ai testi della tradizione biblica. La tesi di dottorato in Filosofia politica è stata la prima occasione per attuare una prima sintesi fra interessi apparentemente distanti tra loro. In tal modo sono emersi con maggiore chiarezza i criteri che hanno guidato il mio percorso fin dall’inizio: l’interesse per la politica, che non è mai venuto meno, si è andato sempre più orientando e specificando verso il mondo antico, in particolare biblico, non tanto dalla prospettiva storica, ma soprattutto da quella teorica. Lo studio delle lingue è stato quindi funzionale a questo orientamento. Attualmente sto lavorando ad alcuni testi biblici che presentano immagini violente di Dio. Si tratta dell’analisi esegetica di alcune immagini letterarie nelle quali compaiono rappresentazioni della violenza esercitata da Dio, per esempio Es 15 e Lam 2. L’analisi esegetica viene completata con il contributo dell’estetica, ovvero la ricerca non si limita all’indagine razionale del testo e delle sue connessioni interne, ma si pone un problema originario della riflessione estetica: quello della percezione sensibile. Con “estetica”, infatti, non si intende l’“espressione del bello”, ma ne viene recuperato il significato originario di “essere compreso con i sensi”. Proprio per questa loro capacità di stimolare immaginazione ed emozioni, i testi che mettono in scena la violenza divina sembrano scritti più per essere guardati che non per essere “letti”. Obiettivo dell’analisi testuale è ciò che queste immagini rimandano nell’osservatore.
L’estetica applicata all’esegesi biblica risponde a delle esigenze che l’analisi storico-critica non ha preso in considerazione. Se lo studio semantico e letterario del testo ci permette di collocare un racconto all’interno di una certa tradizione culturale, storica, religiosa, non riesce, però, a dirci qual è la sua forza sull’immaginazione del lettore, né è capace di coinvolgerlo al punto di trasformarlo in un personaggio del racconto. Il testo, infatti, viene trattato come un dato, un oggetto fisso, che ha una qualche pretesa di oggettività e non come termine di una relazione che instaura con il lettore. Le immagini del Dio violento nell’AT richiedono un tipo di comprensione più ampia di quella storico-letteraria: il loro valore e la loro importanza sta nella capacità di coinvolgere il lettore, che inizialmente le patisce, ma poi non può fare a meno di porsi numerose domande.
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