La città post-secolare e le varie forme di musicalità religiosa. Lezioni di Paolo Costa

13 luglio 2017

Giunto a metà del suo soggiorno di ricerca presso l’Università di Vienna e l’Institut für die Wissenschaften vom Menschen, Paolo Costa, ricercatore del Centro per le Scienze Religiose di FBK, ha tenuto due lezioni presso la Facoltà di Teologia Cattolica. Gli eventi sono stati organizzati dalla piattaforma di ricerca “Religion and Transformation in Contemporary Society”.

Nel primo incontro, tenutosi il 21 giugno, e intitolato “The Post-Secular City: The New Secularization Debate”, Costa ha presentato il libro su cui sta lavorando da anni. Si tratta di una ricostruzione del dibattito recente sulla secolarizzazione. La tesi guida del lavoro è che negli ultimi cinquant’anni si sia verificato un vero e proprio mutamento di paradigma nella comprensione del processo di secolarizzazione. Nel volume il cambiamento è messo a fuoco attraverso l’analisi dell’opera di alcuni protagonisti del dibattito: Hans Blumenberg, David Martin, Charles Taylor, Hans Joas, Talel Asad, Jürgen Habermas, Marcel Gauchet, Giorgio Agamben, Gianni Vattimo.

Nel secondo incontro, tenutosi il 28 giugno, e intitolato “Religious Unmusicality: What Does It Mean? And Does It Matter?”, Costa ha discusso il senso filosofico e teologico della metafora della Religiöse Unmusikalität. L’espressione, inventata all’inizio del Novecento da Max Weber, è diventata quasi proverbiale nel dibattito odierno, dopo l’uso che ne è stato fatto da pensatori di primo piano come Jürgen Habermas e Richard Rorty. Nella sua lezione Costa ha contestato la riduzione di tale espressione a un accomodante conversation-stopper. A tal fine si è impegnato a mostrare come l’immagine ci aiuti a capire fino a che punto la sensibilità religiosa sia un fenomeno complesso e dinamico che trova il suo ambiente naturale non in una relazione statica di tolleranza, ma in una appassionata lotta per il riconoscimento.