(Dis)Incarnazione nella religione e nell’etica

È difficile pensare alle religioni senza pensare al corpo e ai corpi, a quelli dei fedeli e delle fedeli, ai loro movimenti nella preghiera e nella liturgia, a come sono purificati, vestiti, svestiti e decorati secondo precisi codici spirituali, a come i corpi entrano nellle narrazioni dei testi sacri, nell’iconografia, nella rappresentazione rituale, nelle processioni e nei pellegrinaggi, e a come essi vengano esibiti o nascosti, disciplinati o guidati dai dettami del religioso. La religione è fatta anche di corpo, di corpi, d’incorporazione. Ma cosa succede a tutto questo inventario di corporeità in una trasformazione progressiva, rapida e globale delle relazioni umane nel segno di una crescente digitalizzazione, che non elimina i corpi ma li codifica in pattern disincarnati e trasferibili? Come si trasformano le religioni dopo lo shock della pandemia, e come si riconfigurano i corpi e la corporeità nella religione digitale? Inoltre, se l’etica è da sempre anche governo dei corpi in una società, quali sono le trasformazioni che l’etica del corpo subisce nell’era della sua riproducibilità digitale?

 

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